Prima di una storia c'è sempre qualcosa: non necessariamente un avvenimento, ma forse un pensiero rimasto troppo a lungo nello stesso posto, una sensazione difficile da spiegare, o una domanda che non abbiamo mai formulato davvero perché, in qualche modo, ne conosciamo già il peso.
La maggior parte delle cose che incontriamo nella vita accetta una spiegazione — possiamo cercarla, discuterla, perfino rifiutarla — mentre altre sembrano arretrare ogni volta che proviamo ad avvicinarci. Sono poche, eppure riguardano ciò che abbiamo di più vicino: essere qui, accorgerci di esserci, riconoscerci come la stessa persona che eravamo ieri, sapere che un giorno quella persona non ci sarà più.
Viviamo normalmente anche con tutto questo sullo sfondo, forse perché dobbiamo farlo: ci svegliamo, lavoriamo, desideriamo qualcosa, amiamo qualcuno, e ciò che non sappiamo rimane dove lo abbiamo lasciato. Quasi sempre — perché basta una coincidenza, un ricordo che non combacia, la sensazione durata appena un istante di osservare qualcosa da un punto nel quale non dovremmo trovarci, perché torni. Poi passa. Ma da quel momento sappiamo che c'era.
Prima della pagina non c'è ancora una storia. C'è soltanto qualcosa che sta per accorgersi di essere osservato.