La storia è piena di misteri e, a pensarci bene, potremmo persino dire che esistano quasi soltanto misteri e pochissime certezze. Forse nessuna.
Prima o poi capita a chiunque di chiedersi qualcosa. A volte è soltanto l'accenno di una domanda, un pensiero che affiora senza riuscire a prendere forma; altre volte la domanda è più chiara, rimane per qualche istante, abbastanza da disturbarci, e poi svanisce. La vita torna a occupare il suo spazio e noi con lei.
Sono pochi quelli che si fermano davvero a indagare ciò che certe domande nascondono, forse perché, quando lo fanno, scoprono che dietro non ci sono necessariamente delle risposte. Ci sono risposte incomplete, contraddittorie, oppure, talvolta, non c'è proprio nulla che assomigli a una risposta.
Quando si è rapiti dalla vita è facile non pensarci. Ci sono le gioie e i piaceri, le delusioni, le difficoltà, le persone che amiamo e quelle che perdiamo. Tutto reclama la nostra attenzione. Ma cosa facciamo di ciò che sembra non avere risposta?
Quasi sempre lo lasciamo dov'è.
Perché anche l'essere umano più insensibile sa, in qualche punto remoto di sé, di non poter fare molto contro quelle domande. Può ignorarle, rimandarle, convincersi che non siano importanti. Ma non può impedirgli di esistere.
In questo Romanzo, Artificiale — perché lo sembra davvero — pare esistere qualcuno che invece possiede tutte le risposte.
La cosa strana è che, continuando a leggere, non sembra essere sempre lo stesso qualcuno.